giovedì 11 novembre 2010

Redistribuire il lavoro

E' precarizzante, ovvero spinge al precariato, voler fare lavorare tre persone dove vi sarebbe posto solo per una? Questa domanda introduttiva, come altre citate in precedenti post, si fonda su presupposti statici, oltre che non sempre dimostrati come veri.

Se ci sono tre persone, ma posto solo per una, le altre due saranno disoccupate. A carico o non a carico dello stato, costituiranno comunque un costo sociale. Qualcuno dovrà mantenerle. Qual è il vantaggio sociale di lasciare queste due persone disoccupate rispetto alla possibilità di redistribuire il lavoro per tre?

Un terzo della retribuzione annua non basta solo per uno? Perchè mai zero retribuzione annua dovrebbe allora bastare per due? Ma io non penso di redistribuire il lavoro dividendo lo stesso salario. Penso di ridurre l'orario di lavoro a parità di salario. Impossibile, le risorse sono limitate. Non è vero. Abbiamo ingenti risorse con le quali manteniamo i fatturati della criminalità organizzata, della corruzione nella pubblica amministrazione, e l'evasione fiscale. Inoltre, abbiamo un decimo della popolazione che possiede la metà della ricchezza nazionale.

Volver fare lavorare tre persone al posto di una, significa mettere in discussione i tempi e i carichi corrispondenti ad un posto di lavoro, nel senso di dividerli e diminuirli fra tutti. E' la proposta degli anni '90, della riduzione dell'orario di lavoro, purtroppo ormai messa sullo sfondo dalla questione salariale.

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