venerdì 12 novembre 2010

Sul lavoro rifiutato dagli italiani

Se in un paese arrivano immigrati, vuol dire che i posti di lavoro non mancano. I flussi migratori seguono i flussi economici. Infatti, i marocchini emigrano in Italia, ma gli italiani non emigrano in Marocco.

Gli imprenditori sono naturalmente sfruttatori e i lavoratori altrettanto naturalmente cercano di sottrarsi allo sfruttamento, finchè se lo possono permettere.

Ci sono persone che non accettano un dato lavoro perchè è sottopagato. Ce ne sono altre che non lo accettano perchè è un lavoro umile o pesante. In genere si tratta di persone scolarizzate: hanno fatto il Liceo, magari l’Università. E’ raro che i nostri diplomati o laureati siano disposti ad andare in fabbrica o a salire sulle impalcature. Io stesso non sarei disponibile, ma neanche per diecimila euro al mese. Mi adatterei a quel tipo di lavori solo se fossi con le spalle al muro. Allo stesso modo non vorrei fare l’infermiere, passare le giornate con le mani nel sangue e nella merda, sempre a rischio di prendermi virus e batteri. Alle persone che per disponibilità o necessità fanno questi lavori, io faccio un monumento e trovo indecente che qualcuno le insulti.

Anche per i nostri disoccupati la presenza degli stranieri può essere vantaggiosa. E' meglio essere disoccupati con il welfare che disoccupati senza il welfare. E se noi oggi, possiamo mantenerci uno stato sociale è grazie al contributo determinante del lavoro degli immigrati. In terzo luogo, fino a poco tempo fa a me spiegavano che la classe operaia non esisteva più, anche perchè era diminuita come numero. La forza di un gruppo sociale è data anche dal numero. Senza i nuovi lavoratori meridionali, la classe operaria del nord, non si sarebbe mai presa la sua rivincita.

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