Dal punto di vista della gerarchia sociale, stanno appena sopra i lavoratori dipendenti, potrebbero esserne gli alleati naturali, contro la globalizzazione neoliberista, contro la grande borghesia, le grandi banche, talvolta infatti si sente parlare Tremonti come se fosse Bertinotti. Eppure questo mondo pulviscolare non è amico dei valori collettivi, nella competizione semmai aderisce ad un individualismo esasperato, ad un egoismo sociale ai limiti della civiltà, rancoroso contro chi sta sopra, l'aristocrazia borghese delle grandi famiglie del capitalismo italiano, la tecnocrazia europea, l'euro (rimpiangono, se esportatori, la svalutazione della lira) ma anche contro chi sta sotto: i precari, i migranti, gli zingari, i diversi, e ovviamente, contro la politica, il parlamento, i sindacati, i partiti, la sinistra, i comunisti. E' impossibile determinare una maggioranza di sinistra nel paese, senza una modificazione della struttura sociale, nel senso della sua semplificazione (semplificazione che finora si è tentato di agire, con scarso successo, nella sovrastruttura della rappresentanza istituazionale) o senza conquistare una parte decisiva di questi ceti. Una questione tanto antica quanto irrisolta. Irrisolta anche dal partito democratico che vanta una vocazione maggioritaria imitando la destra. Non esistono solo padroni e operai, infatti esiste anche un'ampia e plurale piccola borghesia (reazionaria quando teme di proletarizzarsi) la cui analisi più approfondita è forse il Saggio sulle classi sociali, di Sylos Labini, che risale però al 1974.
giovedì 14 agosto 2008
Piccole borghesie (reazionarie)
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