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mercoledì 27 agosto 2008

Donne, violenza e aforismi misogini

www.gosabina.comQuella sulle donne viene troppo spesso percepita come una violenza light. Coperta da un alone di complicità deresponsabilizzante che la rende più leggera, ne occulta l' orrore dietro una pseudo-cultura fatta di luoghi comuni, di banalità, di stereotipi duri a morire, di pregiudizi che hanno radici profonde nel maschilismo che ancora circola carsicamente nelle vene della nostra società. (Marino Niola, Repubblica 24 agosto 2008)

Facciamo un gioco: troviamo insieme quante più frasi e aforismi misogini, anche apparentemente lievi e persino ritenuti spiritosi, presenti in ogni tradizione e cultura? Inizio io: donne e buoi dei paesi tuoi (che allude al patto tra uomini sul non interferire in materia di governo delle femmine, bene economico fondamentale equiparato appunto al bestiame); chi dice donna dice danno (che traduce l’inevitabilità della sventura legata al sesso femminile e alla sua frequentazione, e giustifica l’assenza in vaste zone del mondo delle bambine, selezionate attraverso l’ecografia o soppresse alla nascita); la donna è la porta del diavolo (significato chiaro, affermazione variamente presente in ogni trattato religioso di ogni fede). Mi fermo qui, rammentando l’apparentemente innocuo auguri e figli maschi che non è raro incontrare, anche solo per scherzo, nei pronostici nazionali. E’ nell’intreccio di questi fattori, impastati micidialmente di ossequio della tradizione, di fondamentalismo religioso e di legge patriarcale che origina la drammatica vicenda planetaria della guerra contro le donne, guerra che miete ogni anno vittime a milioni in tempi e luoghi dove infuria la guerra guerreggiata ma che parimenti umilia, schiavizza e uccide metà del genere umano anche dove non suonano le sirene, cadono bombe o esplodono corpi assassini. (Monica Lanfranco, Liberazione 15 agosto 2006)

Succede in varie situazioni di ascoltare o leggere detti, proverbi, massime, aforismi, barzellette denigratorie nei confronti delle donne. In rete si possono trovare pagine di aforismi di dotti e sapienti, particolarmente sarcastiche, con i quali, chi li divulga acriticamente, può dar libero sfogo ai suoi sentimenti, mettendosi in testa un'aureola di cultura, raffinatezza e sottile umorismo, almeno così vorrebbe. Sono e spesso si chiamano aforismi misogini. Un nome squalificante, se la misoginia fosse percepita come squalificante. Però, mi sono accorto che non funziona così. La misoginia, a differenza del razzismo, dell'antisemitismo, dell'omofobia, suscita ilarità invece di suscitare ripugnanza. Così è negli uomini e persino nelle donne, le quali talvolta non mancano di partecipare nella diffusione di battute e luoghi comuni a loro danno. Ricordo una foto di due ragazzi americani. Lei portava, immagino liberamente, una maglietta con su scritto: "proprietà di lui".

Tempo fa lessi sul blog di Beppe Grillo, un messaggio che diceva: Il problema non è solo che "le religioni, i governi, le aziende, la pubblicità e i maschi sono maschilisti". Il problema è anche che molte, troppe donne sono a loro volta maschiliste. Le donne maschiliste hanno la "sindrome del colonizzato e dello schiavo", che consiste nel fatto che un gruppo sociale colonizzato o schiavo condivide la mentalità dei suoi colonizzatori, anziché ribellarsi. Finché ci saranno masse così grandi di donne CONNIVENTI con la mentalità maschilista, il sistema patriarcale e maschilista perdurerà. Come si cantava nelle risaie: "crumire col padrone, son tutte da ammazzar !"

Sarebbe da tutti ritenuto censurabile, una pagina, un thread "leggero e divertente" in cui si elencano frasi e citazioni insultanti nei confronti di ebrei, neri e omosessuali. E sarebbe ancor più inconcepibile veder alimentato un simile thread proprio da un ebreo, da un nero o da un omosessuale. Sarebbe inconcepibile vedere un antisemita, accolto come un simpatico fenomeno da baraccone o persino come il depositario di un legittimo punto di vista, in un forum di cultura ebraica. O di un omofobo, in un forum dedicato agli ebrei. O di un attivista del klu klux klan in un forum afroamericano. Invece, la presenza di un misogino è considerata, se va bene, una simpatica nota di folclore. E per alcune signore, è persino motivo di festa e simpatia. O di competizione tra loro, per ricevere una carezza in più o un insulto in meno.

Come e perchè succede, è un bel (relativamente) mistero. Come dimostra questo tremendo servizio fotografico sulle donne pakistane sfigurate con l'acido muriatico, ma anche il quotidiano stillicidio delle nostre pagine di cronaca nera, e in fondo, tutta la storia dell'umanità, la violenza contro le donne, non ha nulla da invidiare alla violenza contro le altre vittime "storiche". Forse la differenza sta qui, nel riconoscimento e soprattutto nel riconoscersi. Gli ebrei, i neri, i gay, i pellerossa, hanno coscienza della propria storia, del proprio vissuto, della propria identità storica, di quello che hanno subito e subiscono come soggetto collettivo. In questo riconoscersi, c'è la forza della loro tendenza all'emancipazione. Dato che l'oppressione sessuale, tra tutte le forme di oppressione, è stata e continua ad essere la più grave, anche la conseguenza nella sottomissione è stata e continua ad essere più grave e perciò sconta ancora una capacità soltanto parziale di riconoscersi e di essere reciprocamente solidali.

giovedì 17 luglio 2008

Per un partito bisessuale

Le quote vanno abolite. Quelle rosa del 20-30%. Quelle blu del 70-80%. Bisogna fare 50 e 50. Perchè complicare le cose semplici? Nella precedente campagna elettorale, chiesero a Berlusconi come mai candidasse così poche donne nelle sue liste. Rispose che avrebbe voluto candidarne di più, ma non poteva perchè le donne erano impegnate a casa con i mariti e con i figli. E' questo il discorso complesso? Si, il rapporto 50/50 è una forzatura, ma non c'è una alternativa. Si può accettare la constatazione berlusconiana delle donne costrette ai lavori domestici e familiari. Oppure, provare a partire dai mariti che cambiano i pannolini come pre-condizione per raggiungere e sfondare il tetto di cristallo.

Possono essere molto complessi, i motivi per cui una persona fuma: l'insicurezza, lo stress, il fascino del fumatore, i parenti e gli amici che fumano, la dipendenza psicologica, la noia, l'ignoranza del danno alla salute, la speranza di farla franca. Tuttavia, non esiste che possa smettere gradualmente. O smette immediatamente o non smette mai. Così è per le discriminazioni: o smettono immediatamente o non smettono mai. I discorsi complessi e i gradualismi si risolvono quasi sempre in un alibi per continuare. Il reclutamento nelle associazioni di solito procede per omogeneità: se metti un pensionato a capo di un circolo difficilmente aggregerà i giovani, a meno che non ci siano già altri giovani insieme a lui, in tal caso aggregeranno loro i propri coetanei. E viceversa. Per aggregare le donne nel partito, bisogna che ci siano anche le donne a capo delle strutture del partito. Saranno loro a gestire secondo tempi e modi che possono meglio favorire la partecipazione delle loro simili. Però, da qui bisogna cominciare. Con una forzatura.

Cosa sono il merito, la competenza? Competenza di cosa? Il limite di età per l'amniocentesi gratuita va posta a 35 o a 38 anni? In un partito maschile, i criteri meritocratici saranno maschili. In un partito dimensionato su due sessi, i criteri cambiano. Saper urlare in un talk show può essere considerato un merito. Ovvio, un merito maschile. Se le capacità non fossero una variabile dipendente del genere, "avere le palle" cosa potrebbe significare? I criteri di selezione non sono neutri: e chiunque di noi, nel partito e fuori, ha conosciuto tra i "responsabili" anche uomini incompetenti, indisponibili e poco seri. Tante volte, essere ritenuti bravi, significa solo mostrarsi tali. E in questo, gli uomini sembra siano effettivamente più bravi.


lunedì 30 giugno 2008

Quote rosa

Oggi ho ascoltato una signora, una compagna, protestare contro le "quote rosa" che renderebbero le donne una sorta di "specie protetta". Lei stessa, alla conclusione del congresso di circolo, ha rifiutato di essere eletta nel direttivo, quasi offesa per il fatto di essere scelta in quanto donna. Ergo, reputa che le donne debbano essere scelte per le loro qualità individuali. Morale della favola: resta fuori, lei e le altre. Diversamente, senza "quote rosa" il discorso non cambia: lei e le altre, sempre fuori. Il fatto è che le donne negli organismi elettivi, in politica, in economia, nella magistratura, nei luoghi di potere, sono una minoranza esigua. In conseguenza, di un principio meritocratico? I casi sono due: 1) gli uomini sono in prevalenza migliori delle donne; 2) i meccanismi di selezione non sono neutri di fronte alla differenza di genere. In tal caso, qual'è la soluzione? Attendere che gli uomini si accorgano delle qualità individuali delle donne e finalmente concedano di valorizzarle?