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domenica 18 luglio 2010

Perchè i movimenti passano e D’Alema resta?

Piero Sansonetti propone a Nichi Vendola di cercare un accordo con Massimo D'Alema, se vuole diventare il candidato premier del centrosinistra.

Perchè i movimenti non cambiano i gruppi dirigenti della sinistra? Abbiamo assistito, negli ultimi due o tre anni, ad un ritorno dei movimenti sociali. Il popolo di Seattle (no-global o new-global) che ha rimesso in discussione la globalizzazione neoliberista, il liberoscambismo a senso unico dei paesi ricchi, il governo del mondo gestito da istituzioni sovranazionali prive di legittimazione democratica (G8, WTO, BM. FMI). Il Movimento per la pace contro le guerre della Nato o angloamericane, prima in Kosovo, poi dopo l'11 settembre, in Afghanistan e in Iraq. Più in generale, contro la dottrina della guerra preventiva. Il Movimento dei girotondi, per una giustizia giusta, il pluralismo dell'informazione, contro il governo privatistico di Berlusconi ed una opposizione assente, tentata al compromesso o alla sola riduzione del danno. Il Movimento sindacale, gli scioperi della Cgil, in difesa dell'articolo 18, contro le politiche economiche del governo, orientate a smantellare quel che resta del Diritto del lavoro e della legislazione sociale. Movimenti nati su istanze diverse che hanno saputo incontrarsi nella grande manifestazione della Cgil, a Roma, nel marzo 2002, o in quella del Forum Sociale Europeo, a Firenze, nel novembre 2002.

Movimenti che hanno scosso, agitato, preoccupato i gruppi dirigenti del centrosinistra, attestati su una linea di liberismo temperato e illuso Rifondazione in un cambiamento sostanziale del quadro politico e dei rapporti di forza. Hanno scosso, senza però determinare un vero cambiamento. Dopo la stagione dei movimenti, forse, speriamo, non ancora conclusa, siamo ancora li: Prodi, D'Alema, Fassino, Rutelli. La lista unica dell'Ulivo ed il Partito riformista. Nessuna certezza sul fatto che un eventuale futuro governo di centrosinistra rimetta mano, abolendole, alle controriforme berlusconiane. Un programma, un progetto, prevedibilmente in contrinuità con i governi del 1996-2001. L'astro nascente di una possibile sinistra alternativa si ritira a Bologna. Sconfitto clamorosamente il referendum sull'articolo 18, Rifondazione si acconcia probabilmente ad un compromesso di mediocre ed incerto profilo.

Semplificando la domanda con una battuta: "Perchè i movimenti passano e D'Alema resta"?

(22 settembre 2003)

domenica 11 luglio 2010

Chi è il nemico della sinistra?

Nel libro (Per passione) del segretario ds Piero Fassino tante critiche a Berlinguer, tanti complimenti a Bettino. E anche a Martelli. Non è la prima volta che succede. Già all'epoca della segreteria D'Alema (1994-1998), alcuni intellettuali vicino al leader diessino produssero alcuni testi la cui sostanza era: questione morale a parte, negli anni Ottanta Craxi aveva ragione e Berlinguer aveva torto, poichè il primo accettava la cosiddetta modernizzazione, mentre il secondo inutilmente vi si opponeva.

Non è chiaro tuttavia in questo accogliere e cavalcare la modernità quale sia il senso e la funzione della sinistra. Ricordo in proposito un dibattito all'Unione culturale di Torino, a cui partecipava un sostenitore di queste tesi, Giuseppe Vacca, intellettuale dalemiano, già direttore dell'Istituto Palmiro Togliatti (le mitiche Frattocchie), messo a confronto con Giovanni De Luna, storico del Partito d'Azione. De Luna diceva, secondo me giustamente, che la principale differenza tra destra e sinistra oggi consisteva nel possesso di una identità. Possesso che è solo della destra. La destra ha una identità perchè sa chi è il proprio "nemico": la spesa pubblica. La sinistra invece non lo sa più. Presente al dibattito, feci la prova e chiesi al professor Vacca: "secondo lei, chi è oggi il nermico della sinistra?". Mi replicò che la categoria di "nemico" andava superata. Era una risposta relativa alla distinzione "nemico-avversario", ma non c'entrava con l'argomento. E comunque chi era l'avversario non venne fuori.

Vacca, anch'egli autore di un libro su Berlinguer, sosteneva che l'ex segretario del Pci non possedesse una teoria politica e concepisse la propria organizzazione, non come un partito, ma come un grande movimento sociale, che sorvola sulla questione delle alleanze per concentrarsi sul rapporto con i movimenti (pacifismo, ambientalismo, femminismo, sindacalismo, etc.). Tutto il contrario di Togliatti. E di Craxi.

Perchè rievocare quella stagione? Probabilmente perchè si ritiene non sia ancora finita. La critica a Berlinguer e la rivalutazione di Craxi, ormai in voga da vari anni, più che un parricidio, da parte dell'attuale gruppo dirigente dei DS, somiglia ad un cambio di paternità, alla formalizzazione, sul piano della lettura storica - se già si può parlare di storia - della trasformazione identitaria di un partito. Che però continua ad avere delle ambiguità - velleità e componenti socialdemocratiche in senso classico - e non si sente ancora compiutamente approdato e legittimato ad una sponda "riformista".

(30 agosto 2003)

martedì 29 giugno 2010

Sansonetti e Libertà

Sono stato e rimango in netto disaccordo con l'idea di Piero Sansonetti a favore della libertà di manifestare per i fascisti, argomentata in un articolo del Riformista. Si tratta naturalmente di una posizione legittima. Ma espressa in modo tale da negare legittimità alla posizione contraria che, a suo dire, sarebbe propria soltanto di una ideologia totalitaria. In verità, il dibattito se sia giusto ammettere nella democrazia i nemici della democrazia, esiste da sempre nel pensiero liberale.

Norberto Bobbio pensava di no: la tolleranza deve essere estesa a tutti tranne a coloro che negano il principio di tolleranza (vedi: Riflessioni sulla tolleranza). Il medesimo concetto è più volte espresso dal Karl Popper ne "La società aperta e i suoi nemici": Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. - La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

E' complicato sostenere che i fascisti, i giovani di Casa Pound, che volevano manifestare il 7 maggio, siano parte integrante della tolleranza e della democrazia. Ecco due loro citazioni: «Partigiani infami, noi sacerdoti fascismo». Verso il popolo Viola: «infami come i nonni partigiani».

Riguardo gli argomenti dell'articolo, dico che la libertà, per me, non viene nè prima nè dopo la legge. Al di fuori della legge è solo la mia idea di libertà. Se contrappongo questa mia idea alla legge, decisa democraticamente, come sembra fare Sansonetti, raccolgo un vero ferrovecchio novecentesco: quello della contrapposizione tra democrazia sostanziale e democrazia formale, questo si proprio delle ideologie totalitarie. La libertà non può che essere regolata dalla legge, anche nei suoi limiti. E l'idea che la mia libertà finisca dove comincia la libertà degli altri, è un principio liberale.

Se la legge non va bene, si propone di cambiarla, non di ignorarla o violarla apertamente perchè non piace il suo legislatore, Scelba, che se fosse ancora in vita sarebbe probabilmente qualcosa di simile a Oscar Luigi Scalfaro. La legge come anche la Costituzione, nella sua norma transitoria in cui si vieta in qualsiasi forma la ricostituzione del partito nazionale fascista.

Io sono favorevole al principio antifascista sancito nella Costituzione. Per una ragione storica: in Italia la democrazia si è fondata e costruita concretamente nella lotta al fascismo. Mettere in discussione l'antifascismo significa mettere in discussione le fondamenta della democrazia italiana. E non è un caso che oggi la democrazia sia così debole. Poi, al principio si può derogare sulla base di una valutazione di opportunità, volta per volta.

Ciò detto, disapprovo e condanno le contestazioni violente di cui sono stati vittima Sansonetti e i compagni degli Altri, tra cui Paola Concia. Ne dà conto lo stesso direttore, in un nuovo articolo del Riformista, ripreso anche da Front Page, che coglie l'occasione per improvvisare una polemica contro l'opposizione alla legge Bavaglio, già apprezzata dai suoi redattori. Come si dice: usare i conflitti degli altri, per farsi i propri.

giovedì 24 luglio 2008

Poesia linguaggio ambivalente

Uno dei motivi per cui non ho appoggiato la mozione 2, la proposta di "Costituente della sinistra", la candidatura di Nichi Vendola alla segreteria del Prc, è che da sempre, fin da piccolo, non ho mai amato interpretare e commentare le poesie. Mio limite, mia ignoranza, mia insensibilità. Fin dai tempi della scuola, ho pensato che il significato della poesia lo conosce solo il poeta e forse neanche lui, mentre gli altri possono leggerci quel che preferiscono. Magari sto dicendo una stupidaggine, sarà vero per alcuni poeti, alcune poesie, non per tutti. Ma in politica forse è proprio così.


mercoledì 23 luglio 2008

Avevamo ragione nel 1998 o nel 2006?

Non so se lo si può far rientrare nella lotta allo stalinismo, poco importa. Penso sia giusto, magari non sempre subito e nell'immediato, riconoscere che nella storia di un partito, il proprio, la linea non è sempre giusta, adatta e adattata nel modo più intelligente ed opportuno al mutamento della situazione. Succede che la situazione sia la stessa di prima e la linea del partito faccia una bella capriola. Prodi era sempre Prodi, D'Alema sempre D'Alema, Veltroni sempre Veltroni, Fassino sempre Fassino, Rutelli sempre Rutelli, la Confindustria e i poteri forti, sempre quelli, anche gli Usa erano sempre gli stessi, anzi Bush era peggio di Clinton. Ciampi invece non c'era più, c'era Padoa Schioppa, ma il liberismo temperato era sempre quello, come la politica dei due tempi: prima il risanamento poi il risanamento. E allora, bisogna ammetterlo. O abbiamo sbagliato nel 1998 o abbiamo sbagliato nel 2006.


martedì 22 luglio 2008

Centralismo democratico e frazionismo patologico

A conclusione del congresso del Pdci, Diliberto ha ripristinato il centralismo democratico. La notizia mi fa sorridere, anche se posso capirla. Il più importante frazionista di quel partito è Marco Rizzo, che rimprovera il suo segretario di non essere abbastanza comunista. Immagino avrà qualche difficoltà a protestare per l'abolizione della sua corrente. Il Pdci, dunque, una caricatura del Pcus e il suo segretario può vantare una maggioranza bulgara. Che invidia per i leaders delle mozioni di Rifondazione. Qui siamo all'opposto: il centralismo democratico non vale neppure all'interno delle singole correnti che si dividono a loro volta sugli esiti auspicabili dell'imminente congresso, a livello nazionale, ma poi giù anche nelle varie federazioni, come quella di Torino che non riesce ancora a darsi un segretario. Chi voleva un congresso basato su mozioni contrapposte per fare chiarezza, è stato accontentato. Ora è tutto chiaro: Rifondazione pare una caricatura del Psi o della Dc, senza però avere alcun potere. Sono sempre stato a favore della libertà di associazione all'interno del partito, la considero fisiologica. Il frazionismo del Prc, però, mi pare ora patologico.

sabato 19 luglio 2008

Costituente della sinistra, punto di non ritorno

Nel congresso del Prc, c'è una differenza fondamentale tra la Mozione 2 (Manifesto per la Rifondazione, primo firmatario Nichi Vendola) e le altre mozioni. Le altre mozioni propongono una linea di tipo ordinario. Si può attuare, verificare nei suoi esiti, e poi, se ritenuta errata, si può cambiare. Sarà sempre il Prc a darsi una linea, nuova, vecchia, in continuità. Insomma, qualunque cosa si faccia, si potrà tornare indietro. La Mozione 2 invece, proponendo il superamento di Rifondazione in una Costituente della sinistra, cioè nella formazione di un nuovo soggetto politico, nel momento in cui si attua, costituisce un punto di non ritorno. Se risulterà essere un errore, non si potrà più tornare indietro. Proprio per questo, l'affermazione di una simile prospettiva necessita di un ampio consenso, di una maggioranza qualificata.

venerdì 18 luglio 2008

Il congresso enigmistico

Dice Andrea Colombo nel blog della mozione 2, "Manifesto per la Rifondazione": (…) o si trova una soluzione che deve per forza partire dal punto di vista della mozione di maggioranza relativa ma deve altrettanto per forza arrivare a un punto di caduta diverso e più largo oppure, semplicemente, salta tutto (...) La ricerca di una ricomposizione a partire dalla proposta della mozione 2 ma senza esaurirsi in quella proposta (…)"

Ma è’ una ipotesi che esiste già o deve ancora essere formulata? Sembra un complicatissimo indovinello. Ho il terrore di leggere la soluzione. Spero sia accompagnata da un allegato che la decodifica. Sapete qual’è uno dei motivi per cui ho votato la mozione 1? Mentre la leggevo, mi sembrava di capire quello che c’era scritto, fino al punto di riuscire a spiegarla, magari male, a qualcun altro. Quando ho finito di leggere la seconda mozione, invece non mi ricordavo più nulla. Così al congresso di circolo ho scelto di polemizzare con la terza, così giusto per parlare di qualcosa che conoscevo. Dire, scrivere cose comprensibili è importante. Dà una grande soddisfazione a chi ascolta, a chi legge. E secondo me, è gratificante anche per chi si esprime.

martedì 15 luglio 2008

Prc, Vendola minoranza assoluta

La DC è sempre arrivata prima alle elezioni. Ha sempre avuto la maggioranza, ma soltanto la maggioranza relativa. Per formare un governo e raggiungere la maggioranza assoluta, doveva allearsi con altri partiti. La mozione 2 (Manifesto per la Rifondazione), che si trova proprio in questa condizione, con chi pensa di allearsi? A volte succede che, mentre gli altri si alleano, la maggioranza relativa non trova alleati. Così diventa minoranza assoluta. La domanda è rivolta a chi concepisce una gestione maggioritaria del partito. Nella gestione unitaria, la questione si risolve da sè, e la linea è data da ciò che è comune a tutti.


lunedì 14 luglio 2008

Prc, Vendola solo maggioranza relativa

Il PRC è spaccato in due. Una metà vuole investire il PRC in una costituente della sinistra, un’altra metà vuole invece comunque mantenere l’esistenza e l’autonomia organizzativa del PRC, anche in un rapporto unitario con altre forze. Se ciascuno delle due parti tiene il punto non esiste mediazione. La proposta della Costituente, per potersi realizzare come partito, richiederebbe un consenso molto più ampio, almeno i due terzi. Invece, pur migliorando il dato del CPN, e attestandosi come il documento più votato, quello di Vendola, è solo maggioranza relativa. Un risultato notevole, importante, lusinghiero, ma insufficiente. Inoltre, pesantemente sospettato di essere dopato da improvvisi boom di nuovi iscritti, in alcune realtà del sud, dove il PRC è al governo regionale o poco fuori: Puglia, Calabria, Campania, dove si raccolgono la metà dei voti della mozione 2. In questa condizione, credo sarebbe saggio, da parte dei compagni della mozione 2, prendere atto che la loro proposta fondamentale, ha molto consenso, ma non ha il consenso necessario. Non oggi. Già Garavini propose una Costituente per l’Alternativa nel 1992. Fu bocciato. Oggi, nel 2008, una proposta simile viene rilanciata, con esito migliore ma ancora non maggioritario. Forse in futuro.

sabato 5 luglio 2008

Reggio Calabria, cammellaggi congressuali?

La mozione 1 accusa la mozione 2 di alterare l'esito del congresso con un numero esagerato di iscritti, tesserati al solo fine di votare, e la commissione di garanzia decide l'annullamento del congresso di Reggio Calabria. Liberazione, la cui direzione è vicina alla seconda mozione, prende posizione contro gli annullamenti. Sembra ormai saltata ogni regola. Se il regolamento del congresso ammette le iscrizioni fino a dieci giorni prima la convocazione del congresso di circolo, queste iscrizioni vanno accettate, a meno che non si sia in grado di dimostrare che si tratta di persone tesserate anche ad altri partiti. Ciò detto, la regola è inadeguata, perchè è evidente che con un limite così ravvicinato alla data congressuale, possono anche verificarsi operazioni di cammellaggio. E mi sorprende che sia stata decisa così. Certo, l’errore e le regole non si possono cambiare mentre il gioco è in corso. Ma quel che più preoccupa, a parte il modo approssimativo con cui è stato regolamentato questo aspetto, è il clima. Quando si impugnano gli statuti, i regolamenti, quando si ricorre ai magistrati interni o addirittura esterni, vuol dire che non esiste più fiducia reciproca e si procede di fatto verso una scissione. Se questo sarà l’esito, mi dispiacerà molto. Meglio perdere un congresso che perdere un partito. Se guardiamo ai risultati congressuali parziali, sia quelli pubblicati dalla mozione 1, sia quelli pubblicati dalla mozione 2, vediamo che, chiunque sia il primo, da solo non ha la maggioranza assoluta. Questo è il dato più rilevante. Mi sembra abbiano tutti molta fretta di affermarvsi, lo stesso congresso è stato convocato in tutta fretta. Invece dovrebbero darsi tempo. Quello che stanno per fare oggi, tra pochi mesi, un anno, potrebbe non avere più molto senso.

sabato 28 giugno 2008

C'era una volta la cosa rossa

Ho sempre auspicato l'unificazione dei partiti della sinistra radicale in un nuovo soggetto politico. Rifondazione, Pdci, Verdi, Sinistra Ds, insieme, così come i Ds e la Margherita sono confluiti nel Partito democratico. Una forza che, in base alle Europee del 2004, avrebbe potuto raccogliere il 13% dei voti. E sarebbe pure stata un contributo alla razionalizzazione del sistema politico. In fondo, quali gravi discriminanti giustificano la separatezza organizzativi dei quattro partiti? A me, pare, nessuno. Perciò ho visto favorevolmente la nascita della Sinistra Arcobaleno. Purtroppo solo un cartello elettorale, avrei preferito un partito. E' andata male: 3,1% e tutta la sinistra fuori dal parlamento (il PD stesso rifiuta la definizione di "partito di sinistra", almeno così è per dichiarazione di Veltroni, magari D'Alema la pensa diversamente). Qui le valutazioni si divaricano. E' andata male, perchè eravamo solo un cartello, dovevamo essere un partito. Oppure: è andata male, perchè ci siamo unificati già troppo, dovevamo preservare la nostra identità. Qui è il dilemma: le costituenti, le fusioni, i nuovi soggetti politici capaci di mettere insieme quelli vecchi possono avere un potenziale aggregante, capace di raccogliere anche all'esterno, nei movimenti, nelle associazioni. Ma possono avere anche un potenziale disgregante, capace di destrutturare, demotivare, quel che è già aggregato. Il risultato elettorale della Sinistra Arcobaleno sembra dar ragione alla seconda ipotesi. Sembra. Lo stesso Partito Democratico, progetto che si dà per riuscito, dopo aver unificato i due partiti, Ds e Margherita, ora si articola e si spacca in nuove correnti, dei veri e propri partiti nel partito, con proprie sedi, fondazioni, pubblicazioni, e convegni. E pure il PD ha perso le elezioni.

giovedì 26 giugno 2008

Sinistra Critica

Lo annoto come puro pensiero fuggente. E se tra Nichi Vendola e Paolo Ferrero la scelta giusta fosse fuori Rifondazione? Scelta giusta, diciamo una scelta migliore, o semplicemente una possibile buona scelta. Per esempio, "Sinistra Critica". Li conosco, sono brave persone. Si è vero, Franco Turigliatto, il senatore che poi diede vita a questo movimento, compì una forzatura individuale (o individualista?), nel votare contro la missione in Afghanistan concorrendo così alla prima crisi del governo Prodi. Non tenne conto della tenuta del quadro politico. Ma quel quadro politico, ormai, meritava di essere tenuto? Quel quadro politico teneva anche noi, il nostro programma, i nostri interessi sociali di riferimento, la nostra gente? Si, è vero è un piccolo gruppo (0,5%). Ma tutta la Sinistra Arcobaleno al 3% non è un grande partito, e Rifondazione, una parte di quel cartello, oggi è pure a rischio di scissione. Cosa ne sarà di questo partito se si dividerà in due pezzi? Le forze dei vari pezzi finiranno per essere equivalenti e si procederà ad una riarticolazione, a nuove fusioni. Un piccolo gruppo non è radicato nel territorio, ma forse i circoli di Rifondazione, uno per ogni grande circoscrizione, lo sono? E realizzano un radicamento nel riunirsi a commentare i lavori della giunta comunale o di quella della circoscrizione, nel disperdere le proprie energie in mille rivoli sull'impronta delle competenze delle amministrazioni locali. Sinistra Critica almeno fa una campagna per il salario minimo. Fa campagne politiche e su quelle concentra le sue poche forze. Forse in buona parte, è solo la vecchia quarta internazionale? Questo non lo so, comunque, non era proprio una brutta cosa, sul piano personale mi erano simpatici, su tante cose ci andavo d'accordo, come radici culturali, certo non sono proprio le mie. Le mie sono staliniste, sono molto peggio, ma ci sono affezionato. Infine, Sinistra Critica ha avuto l'appoggio di Noam Chomsky e Ken Loach. Bellissimi nomi. Certo, in questo pensiero fuggente, c'è anche molto pessimismo, l'idea che forse per una lunga fase, l'essere comunista o anche solo l'essere coerentemente di sinistra, comporti, prima ancora che una pratica politica, una scelta culturale, di testimonianza. Se c'è poco da fare, anche un bel seminario è meglio che niente. Può darsi, ci penserò.

mercoledì 25 giugno 2008

L'impegno è di sinistra

Esiste un'equivoco. Da una parte si dice: la cultura è di sinistra, così come i migliori scrittori, artisti, cantanti, attori, registi, intellettuali. Dall'altra parte si risponde: esisterebbero anche quelli di destra, se non esistesse l'egemonia culturale della sinistra. I vittimisti, a destra, fanno un po' di confusione tra egemonia e potere, ma pazienza. Il fatto è che sono due pregiudizi, radicati nello stesso fraintendimento. Ad essere di sinistra è soltanto l'impegno: l'idea che il proprio nome, la propria attività, il proprio lavoro, la propria opera, possa essere messa al servizio di una causa politica, civile, sociale. Questo è di sinistra.

A destra no, perchè a destra il mondo piace più o meno così com'è, e se non piace, ha poco senso pensare di cambiarlo. Ma pure questo è un problema di sinistra, impostato dal punto di vista del soggetto collettivo. A destra il mondo, è semplicemente il proprio mondo, la propria dimensione individuale, particolare. Se va male, la strada per cambiarlo è anch''essa individuale e particolare, non è una causa politica, civile, sociale. In fondo, la politica, la militanza, l'essere di parte, il partito, sono tutte cose di sinistra. A destra non pensano di essere schierati, si affidano alle "leggi delle natura".

Ma proviamo a declinare, quanto detto con alcuni esempi. Benigni è un attore di sinistra, Totò è solo un attore (anche se è di destra); Bertolucci è un regista di sinistra, Zeffirelli è solo un regista (anche se di destra); Lucio Dalla è un cantautore di sinistra, Lucio Battisti è solo un cantautore (anche se di destra). Credo che proprio Battisti, che a me piace tantissimo, dichiarò nel 1968, o giù di lì, di detestare l'impegno.


sabato 21 giugno 2008

Scissione nel Prc?

Questa sera ribadisco il concetto. Il partito è una comunità, ma anche una organizzazione transitoria, uno strumento, che ha un inizio e può avere una fine. Se vogliamo fare una costituente per un nuovo soggetto politico della sinistra e investire Rifondazione in questo progetto, è naturale che dopo, Rifondazione non ci sarà più. E questo, in sè, non ha nulla di male. Non può essere una accusa, nè ha senso negarlo come fosse un delitto. E’ una evoluzione. Che si può non condividere e allora si indica un’altra prospettiva.

Questo dibattito per certi aspetti ricorda quello della Bolognina, nel 1989-91. Anche allora c’era l’accusa di scioglimento da parte del fronte del No e la negazione da parte di Occhetto. Nel 1991, si sciolse Democrazia Proletaria, per confluire in Rifondazione Comunista, e artefici ne furono Giovanni Russo Spena e Paolo Ferrero. Sciolsero il loro partito, per un progetto più grande e fecero benissimo.

Oggi, il punto è questo: dopo il fallimento elettorale della Sinistra Arcobaleno è realistico immaginare un progetto più grande che riguadagni un’alleanza diversa con il partito democratico? Mi sembra arduo immaginarlo e sarebbe un bel disastro se il tentativo nell’immediato comportasse la scissione di Rifondazione Comunista. Ho letto su Repubblica oggi che si parla di ricorso alla magistratura, di congressi truccati, sospesi, di interrogati dei nuovi iscritti, di iscritti falsi. Tutto ciò è molto deprimente, per quanto fisiologico nella storia dei partiti.

Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Franco Giordano, non sarete il gruppo dirigente di Togliatti o quello di Berlinguer, e nessuno lo pretende, ma siete persone per bene, siete, potete essere i dirigenti e i rappresentati della sinistra che c’è. Se non vi riesce di fare il meglio, pazienza. provate ad evitare il peggio.

Alla fine ci si può anche dividere, ma non c'è bisogno di farlo così in fretta. Questo partito ha conosciuto varie scissioni, che hanno avuto un senso nel momento contigente in cui si verificavano, per perderlo subito dopo, senza però rientrare, come quella del 1998, del Pdci, o quella più recente di Sinistra Critica.

venerdì 20 giugno 2008

Il blog di Nichi Vendola

E' nato il blog ufficiale di Nichi Vendola. Immagino in funzione della battaglia congressuale di Rifondazione Comunista, ma spero anche per dopo. La politica, anche quella di sinistra, quella che subisce una condizione di emarginazione nei media tradizionali, ha finora mantenuto una notevole ritrosia a misurarsi con il web, l'interazione con i naviganti, e quando ha pensato di utilizzare questo nuovo strumento si è limitata a farlo come se si trattasse di una vetrina in più.

Come personaggio, Nichi Vendola mi piace molto, ho di lui una buona stima, fin dai tempi della Fgci e mi ha fatto molto piacere la sua presenza tra i fondatori di Rifondazione. Se sarà lui il nuovo segretario del partito, sarà un leader forte dotato di notevole carisma. L'ideale per la successione a Fausto Bertinotti. C'è anche Paolo Ferrero e pure lui è un dirigente di tutto rispetto.

Tuttavia, non mi è chiarissimo cosa Nichi Vendola proponga. Devo ancora leggere la sua mozione, in verità, tutte le mozioni congressuali. Ma da interviste e interventi vari, finora ho compreso poco. Un orientamento lo ha dato un articolo di Rossana Rossanda: Ferrero rappresenterebbe una visione che pone al centro la contraddizione capitale-lavoro intorno a cui ruotano le altre contraddizioni. Invece per Vendola non vi è più una contraddizione principale, quella capitale-lavoro si affianca a quella di sesso, ambiente-sviluppo, i diritti civili, etc., insomma, una idea del conflitto policentrica. Detta così non saprei proprio stabilire chi ha ragione. Tra l'altro Ferrero ha scritto un libro sugli immigrati insieme a Luigi Ciotti.

Dalla sua analisi, Vendola deriva la proposta della Costituente. Banalizzando e schematizzando, a me sembra si tratti di creare un nuovo partito insieme con la sinistra che ci sta, ergo: la Sinistra democratica di Claudio Fava. Se la metto così, presumo, implicitamente faccio mia l'accusa che viene rivolta a Vendola, e che lui respinge, di voler sciogliere il partito. Il fatto è che in fondo lo penso anch'io, ma penso anche che non ci sia nulla di male. I partiti sono organizzazioni transitorie, possono benissimo scindersi, fondersi, sciogliersi, superarsi in un progetto nuovo. Perchè farne una accusa o perchè nasconderlo? In questa querelle mi sembra che i militanti del partito siano trattati un po' da minorenni. Un dibattito più esplicito e trasparente, più comprensibile, sarebbe più salutare per tutti.

martedì 27 maggio 2008

La truffa del "voto utile"

Il voto alla propria parte come unica possibilità per battere la parte avversa. E' il cosiddetto "voto utile" invocato nei sistemi bipartitici o bipolari dai due principali contendenti a scapito delle minoranze.

In Italia, finchè la legge elettorale in vigore è stata il Mattarellum (maggioritario uninominale con quota proporzionale del 25%), il richiamo del voto utile ha avuto scarso seguito, invece ha avuto pieno successo con il Porcellum (la legge elettorale di Calderoli: proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento al 4%).

Resta da valutare se, a fare la differenza nella efficacia del richiamo del voto utile, tra il 2001 e il 2008, sia stato il diverso meccanismo elettorale, o il differente quadro politico, relativamente alla paura del ritorno di Berlusconi, il PD in luogo dell'Ulivo, la Sinistra Arcobaleno in luogo di Rifondazione Comunista.

Come che sia, in questa contingenza il "voto utile" è stato giocato da Veltroni in modo truffaldino, paventando una rimonta che non c'era, un testa a testa inesistente anche al Senato: non per battere il Pdl, ma per trasformare la propria prevedibile batosta in una sconfitta dignitosa e salvare così se stesso alla guida del PD.

Operazione perfettamente riuscita, anche grazie alla debolezza della Sinistra Arcobaleno i cui elettori (uno su due) sono trasmigrati nel PD. Tuttavia, sul piano strategico la linea di Veltroni si è rivelata fallimentare. Ha scelto di rompere l'alleanza a sinistra per essere più credibile al centro; rappresentarsi con un programma e con dei candidati ultramoderati, persino (unico tra i partiti della sinistra europea) i rappresentanti dell'associazione degli industriali (vedi Colannino e Calearo), per poi ritrovarsi stoppato al centro dall'Udc e prosciugare tutto il consenso alla sua sinistra, sfruttando la paura del ritorno di Berlusconi. Paura, che nella strategia veltroniana, avrebbe dovuto ormai essere archiviata, tanto da non voler mai neppure nominare il proprio avversario in campagna elettorale.

Data questa dinamica, quale possibilità di espansione può avere il PD nelle prossime elezioni politiche? E cosa succederà alle prossime elezioni amministrative o europee in assenza della torsione maggioritaria? Già il 13-14 aprile si è visto un netto divario nell'andamento delle politiche e delle amministrative (vedi scheda). Al momento, queste domande sono state rimosse dal gruppo dirigente veltroniano, con un'analisi difensiva e consolatoria volta a valorizzare la "sconfitta dignitosa", appunto l'obiettivo del "voto utile", ma un dibattito nel suo partito si è aperto comunque, per iniziativa dalemiana. L'articolo di analisi più puntuale è forse stato finora quello di Roberto Gualtieri: "Attento Walter, hai meno voti di quel che dici"

lunedì 26 maggio 2008

La sconfitta della Sinistra Arcobaleno

L'idea secondo cui la sconfitta della Sinistra Arcobaleno viene da lontano, "è il novecento che ci è crollato addosso" (Nichi Vendola), è senz'altro vera, più adatta però a spiegare perchè un tempo eravamo un grande partito intorno al 30%, sopra o sotto, ed oggi solo un piccolo partito intorno al 5%, sopra o sotto. E con la soglia di sbarramento della legge elettorale, sotto può voler dire fuori dal Parlamento. Preso purtroppo atto del nostro storico ridimensionamento, quando oggi parliamo di sconfitta, ci riferiamo alle oscillazioni al ribasso, nell'ambito di questo. Ragionare sul lungo periodo storico, sulle cause lontane, fa comunque bene, ma rischia di essere un espediente per eludere la discussione sull'efficacia della linea politica di oggi.

L'altra idea, quella secondo cui, la sconfitta si spiega con la partecipazione al governo Prodi, rivelatasi inconcludente, poichè quasi nulla del programma della sinistra radicale è stato salvaguardato, affronta l'analisi su un piano più attuale, ma al momento di spiegare come è potuto succedere, evoca un difetto di valutazione dei rapporti di forza (Paolo Ferrero): pensavamo di poter condizionare il governo, insieme al sindacato, ai movimenti, e invece il governo, i riformisti, sono stati condizionati, non da noi, ma dalla Confindustria, dai poteri forti. Ma se Rifondazione è stata così erroneamente ottimista, come mai ha puntato quasi tutto sulla presidenza della Camera, anzichè su una forte presenza ministeriale?

Credo che il Prc abbia sbagliato previsione in questo: nel credere che il governo Prodi avrebbe potuto godere della stessa aurea del 1996-98, gli anni dell'ingresso dell'Euro, con guadagni di consenso per tutti, con la possibilità di inscenare, se non la rappresentanza, perlomeno la rappresentazione di un condizionamento da sinistra.

Naturalmente, la Sinistra Arcobaleno non poteva essere onnipotente e sulla spiegazione dell'esito elettorale pesa in ogni caso la campagna del voto utile e la torsione bipartitica del sistema elettorale. Il comunismo sopravvive anche nel frontismo.