Visualizzazione post con etichetta Diritto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diritto. Mostra tutti i post

lunedì 21 luglio 2008

L'interventismo democratico è sempre sbagliato?

C'è chi mette in discussione qualsiasi principio di interventismo democratico o di regolazione sovranazionale delle controversie interne ad uno stato in base ad un principio di autodeterminazione, per cui la democrazia non può essere esportata dall'Occidente in tutto il mondo e soprattutto secondo una visione per la quale la democrazia è per definizione quella liberaldemocratica dell'Occidente. Ma, per fare un esempio, i sudanesi (come i russi) non sono tutti d'accordo tra loro su quale debba essere la propria forma di organizzazione statale. Se lo fossero, la dittatura, la guerra civile, il genocidio, non sarebbero necessari. Allo stesso modo, neppure noi siamo tutti d'accordo sulla nostra forma di organizzazione statuale. Solo 60-70 anni fa eravamo governati da una dittatura, da cui ci siamo liberati con una guerra civile e un intervento straniero. Durante la democrazia, le forze che si ispiravano al passato regime hanno continuato ad agire, anche con mezzi illegali e violenti. Dunque, qual'è il nostro punto di vista e quale il loro? Sia noi che loro abbiamo tanti punti di vista. Come decidiamo quale debba essere il prevalente? La risposta dipende dall'essere occidentali, orientali, africani, asiatici, europei, anglosassoni? Oppure dipende semplicemente dal proprio ruolo in un contesto?

Tante volte, gli Stati Uniti, principale stato liberaldemocratico, hanno contestato l'ONU e il diritto internazionale come un intralcio, poichè ritenevano di poter avere la forza per imporre le proprie soluzioni alla controversie internazionali. Altre volte vediamo i palestinesi invocare le risoluzioni dell'ONU, poichè da soli non hanno la forza di resistere ad Israele. Di fronte alla richiesta di incriminazione del dittatore del Sudan, tutti i sudanesi esprimono avversione per la Corte Penale Internazionale, o c'è differenza di tra il punto di vista dei genocidi e il punto di vista delle vittime potenziali del genocidio? Pensare che il liberalismo, la democrazia, i diritti siano fatti per l'Occidente e risultino estranei e incompatibili al resto del mondo, è una nostra antica presunzione, forse venata anche da un pizzico di razzismo.

mercoledì 2 luglio 2008

Il diritto è un contratto

Secondo una concezione autoritaria e paternalistica del potere, il diritto è una concessione che un governo magari troppo buono elargisce ai sudditi, se e quando le cose vanno bene, ma appena vanno male, quella concessione deve essere revocata a favore di un senso pratico capace anche brutalmente di affrontare e risolvere i problemi o almeno di rassicurare. Questa concezione aleggia intorno alle giustificazioni dei provvedimenti governativi che vogliono schedare e prendere le impronti digitali ai bambini rom, determinando una condizione per cui i diritti valgono solo per una parte e per un'altra no. E nel primo caso diventano privilegi, questi si una concessione revocabile.

Invece, secondo una concezione liberale e democratica del potere, il diritto è un contratto che regge i delicati equilibri della convivenza civile. Rompere o incrinare quel contratto significa rompere o incrinare le basi della convivenza. Uno stato che non garantisce i diritti, difficilmente può pretendere l'assolvimento dei doveri e chiedere fiducia. L'alternativa allo stato di diritto è lo stato di polizia. Al primo si può anche concedere la propria impronta (per quanto sia discutibile come misura), si pensa, si crede che mai un simile stato la userà contro di noi. Al contrario, uno stato di polizia non può essere affidabile.

Perciò, dare garanzie, rispettare i diritti, mantenere la fedeltà, la lealtà ai principi costituzionali, non è una forma di astratta nobilità, è la condizione affinché ogni individuo possa vivere e convivere senza avere paura del potere. Nella paura del potere, ciascuno si difende come può, cerca di sottrarsi alla giurisdizione dello stato, e si cerca i suoi protettori. Nella paura del potere, si affermano logiche e pratiche mafiose. Sarà un caso che il governo che vuole schedare i rom è lo stesso al cui interno si proclama Mangano un eroe, ci si oppone al carcere duro per i boss e si predica la convivenza con la mafia?