Non nego le differenze culturali tra un popolo e l'altro. Nego che siano statitiche. Nego che siano il principio di tutte le cose (sistema economico, politico, sociale), penso semmai il contrario. Nego che determinino inevitabilmente e irrimediabilmente l'identità di ogni individuo. Di conseguenza sono contrario a stabilire regole ad culturam.
Se i nostrani "teorici" del conflitto di civiltà, della esistenza delle faglie di civiltà, delle incompatibilità culturali provassero a definire la "cultura italiana", il concetto di "italianità", sarebbero poi i primi a volersene differenziare. Ma intanto sarebbe interessante conoscerla questa definizione: cosa è l'italianità? Come la definizione di qualsiasi altra identità culturale nazionale.
L'elezione di un gay al governo del paese è possibile in Italia e non, per esempio, in Aurabia Saudita. E questa sola diversa possibilità esprimerebbe tutta la differenza culturale tra due mondi. Ma anche in Italia, la nomina di un gay noto e dichiarato (poichè vi sarebbero i precedenti ignoti di Mariano Rumor e di Emilio Colombo) a presidente del consiglio è stata una cosa impossibile fino a ieri. Oggi sembra possibile, pure sull'onda di un altro evento esogeno straordinario, che fino a ieri sembrava impossibile: l'elezione di un nero alla presidenza degli Stati Uniti.
Se andiamo a riascoltare i primi commenti all'annuncio della candidatura di Obama, vedremo che non ci credeva nessuno. Le cose cambiano, le storie cambiano, i paesi cambiano, le persone cambiano.

Gli italiani diventano solo più ignoranti, e in effetti smantellano la scuola pubblica da anni e anni.
RispondiEliminaQuindi no, io non ci credo.
La scuola è oggetto di molti conflitti. C'è chi la vuole di massa, chi d'elite. Chi la vuole laica, chi confessionale. Chi pubblica, appunto. Chi privata.
RispondiEliminaSe prendiamo qualsiasi argomento e lo caliamo in un qualsiasi paese, attorno a quell'argomento si forma un conflitto.
Una parte può prevalere, ma il conflitto resta e cambia la situazione. In meglio o in peggio.