Il burqa e il niqab non mi piacciono. A leggere le proposte di divieto però, quasi quasi mi viene voglia di indossarli. Si tratta in genere di posizioni speculari a quelle degli ayatollah. La differenza tra uno stato laico e democratico e uno fondamentalista non può stare nell'obbligo che impone: 1) Toglilo! 2) Mettilo! Ma nella tutela dei diritti e delle libertà individuali: "Vestiti come ti pare". Più in generale, penso che questa del burqa, sia una inutile e controproducente disputa identitaria, ufficialmente velata dalla tutela della sicurezza e della dignità della donna.
L'obbligo di rendersi riconoscibile va bene. Quando io porto la sciarpa sul viso o il passamontagna, non nego, quando è necessario, di scoprirmi il volto. Questo obbligo già c'è: in Italia, esiste una legge, la 152/1975, che vieta di coprirsi il volto, senza giustificato motivo. Ma c’è anche un pronunciamento del Consiglio di Stato secondo cui una persona può indossare il velo per motivi religiosi, culturali e le esigenze di pubblica sicurezza sono soddisfatte dal divieto di utilizzo in occasione di manifestazioni e dall’obbligo di tale persona di sottoporsi all’identificazione e alla rimozione della copertura. E ciò mi sembra più che sufficiente.
Poi, posso pensare che indossare il burqa è schiavitù. E camminare sui tacchi a spillo una tortura. Ma non posso deciderlo per altre persone. Secondo me, il divieto indiscriminato di indossare un qualsiasi tipo di abbigliamento è inconstituzionale.
L'imposizione del velo integrale e di qualsiasi altra cosa è inaccettabile e va comunque perseguita, senza esitazioni di sorta. Per questo vale, l'art. 610 del codice penale: "Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall'articolo 339."
Diffido di una impostazione che vuole risolvere il problema mediante il rapporto tra culture differenti. 1) Ogni presunta cultura nel mondo è una realtà pluralista e conflittuale al suo interno. Nessuno è riducibile ad una cultura. 2) In uno stato laico, una cosa è la legge, un altra è la cultura (religione, filosofia, ideologia, etc.). Lo stato laico ti vieta di fare solo ciò che può nuocere al bene altrui e non si interessa dei significati delle tue manifestazioni "culturali". In uno stato laico e democratico siamo tutti cittadini uguali, non siamo padroni e ospiti. L'idea che le nostre leggi non bastino, che si debba fare una legge ad hoc contro il velo integrale, una legge sottoscritta dai rappresentanti dell'altra cultura è in sostanza un patto tra elite che sacrifica i diritti individuali, a favore delle prerogative delle "culture". Questo mi fa pensare che quando entriamo in rapporto con ciò che è diverso e sconosciuto, siamo noi a scoprirci poco integrati con la nostra cultura. Il burqa separa? Anche l'idea di vietare il velo integrale è una cosa che "ci separa". Tra "noi" e "loro", ma soprattutto tra "noi".
Se una donna vuole mettersi il velo integrale, per me deve poterselo mettere. Per me conta solo il suo diritto individuale e non mi importa nulla del fatto che i suoi capi tribù sottoscrivano i divieti dei nostri capi tribù. Esistono anche donne che si mettono il velo per libera scelta. Come ne esistono altre che si mettono tacchi e minigonna solo per dover compiacere il loro uomo o il loro capo. Basti pensare a come deve vestirsi una prostituta e a quanto essa sia realmente libera nella sua scelta di prostituirsi. Ma a nessun paladino della nostra cultura salta in mente di proporre il divieto preventivo di prostituirsi.
Se una donna vuole mettersi il velo integrale, per me deve poterselo mettere. Per me conta solo il suo diritto individuale e non mi importa nulla del fatto che i suoi capi tribù sottoscrivano i divieti dei nostri capi tribù. Esistono anche donne che si mettono il velo per libera scelta. Come ne esistono altre che si mettono tacchi e minigonna solo per dover compiacere il loro uomo o il loro capo. Basti pensare a come deve vestirsi una prostituta e a quanto essa sia realmente libera nella sua scelta di prostituirsi. Ma a nessun paladino della nostra cultura salta in mente di proporre il divieto preventivo di prostituirsi.
Quello che è inaccettabile è che una autorità pretenda di stabilire quando gli altri sono veramente liberi, capaci di intendere e di volere. Se usano la libertà secondo le aspettative dell'autorità illuminata, allora vuol dire che sono veramente liberi, in caso contrario l'autorità gli impone obblighi e divieti, finchè non si evolvono.
Le conseguenze pratiche di un divieto sarebbero del tutto irrilevanti se non controproducenti (alcune donne sarebbero maggiormente costrette a vivere recluse in casa). Come molte dispute simboliche, essa crea un clima di contrapposizione (anche tra "noi"), ma soprattutto una norma di questo tipo costituirebbe un vulnus autoritario e paternalistico nella nostra cultura giuridica.
Il confronto con l'infibulazione è fuorviante. L'infibulazione è una mutilazione fisica dei genitali praticata sulle bambine. Indossare il velo integrale non costituisce una mutilazione fisica, nè necessariamente una qualche forma di mutilazione psicologica inflitta a sé stessa. E le donne musulmane sono persone adulte, non sono bambine. Trattarle come fossero tali, questa sì, è una violenza psicologica. Più pertinente, il confronto con il divieto dei minareti in Svizzera.
Riferimenti:
"La mia opposizione a burqa e niqab" (Intervista a Sofia Ventura)
Ecco gli argomenti anti-velo (che non reggono) - Anna Elisabetta Galeotti
La questione del burqa in Europa - Sara Silvestri
Accessorio hijab - Elisa Pierandrei
Non facciamo di tutti i veli un burqa - Rosy Santella
Luoghi non comuni del mondo musulmano - Flavio Iannelli
Zaccaria (Pd): “Il disegno di legge ‘antiburqa’ è anticostituzionale”
Il confronto con l'infibulazione è fuorviante. L'infibulazione è una mutilazione fisica dei genitali praticata sulle bambine. Indossare il velo integrale non costituisce una mutilazione fisica, nè necessariamente una qualche forma di mutilazione psicologica inflitta a sé stessa. E le donne musulmane sono persone adulte, non sono bambine. Trattarle come fossero tali, questa sì, è una violenza psicologica. Più pertinente, il confronto con il divieto dei minareti in Svizzera.
Riferimenti:
"La mia opposizione a burqa e niqab" (Intervista a Sofia Ventura)
Ecco gli argomenti anti-velo (che non reggono) - Anna Elisabetta Galeotti
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