sabato 23 ottobre 2010

Il PD sostiene Mercedes Bresso?

Ora che il Consiglio di Stato ha bloccato il riconteggio dei voti in Piemonte deciso dal Tar, il PD, mai davvero convinto del ricorso, sembra ritirare i remi in barca e lasciare sola nella sua battaglia "per la legalità" Mercedes Bresso. Alcuni esponenti del partito, tra cui si distingue il deputato Stefano Esposito, le muovono attacchi personali troppo insolenti e aggressivi per essere credibili. Una sconfitta elettorale, pur subita a causa di brogli, è una occasione per ridimensionare il candidato "perdente" e ricalibrare i rapporti di potere interni, anche attraverso modalità primitive. Per dei partiti ripiegati su se stessi le lotte intestine diventano più importanti delle competizioni elettorali.

La sentenza del Consiglio di Stato francamente mi dispiace, anche se può avere la sua fondatezza. Lasciava perplessi infatti anche la decisione del Tar di annullare le liste irregolari, ma di procedere al riconteggio, per salvare le schede con la croce sul nome del candidato presidente al fine di salvaguardare così l'effettiva volontà dell'elettore, nonostante la legge dica che il voto alla lista vale automaticamente come voto al candidato presidente. Tale dispositivo bocciato dal Consiglio di Stato voleva garantire fino in fondo il presidente in carica. Almeno, stando alle parole di Franco Bianchi, presidente del Tar: «Questa sentenza è un abbraccio a Cota, le liste erano irregolari, ci sarebbero stati gli estremi addirittura per inviare le carte in procura, ma abbiamo voluto predisporre il riconteggio per valutare fino in fondo quale sia stata la volontà dell’elettore» (La Stampa 30.07.2010).

Il riconteggio ha posto la questione se riassegnare la vittoria d'ufficio o annullare il voto e tornare alle urne. Mercedes Bresso è stata accusata di voler vincere a tavolino. In effetti, la Bresso in vantaggio nel riconteggio è stata possibilista e non si è dichiarata in modo netto per la ripetizione delle elezioni. Le va però concessa un'attenuante: quella di non aver avuto alle spalle un sostegno leale. Il suo partito, si è messo a discutere se e come rimpiazzarla. Magari con l'idea di candidare alla presidenza della Regione Sergio Chiamparino.

Roberto Cota ha vinto le elezioni regionali 2010 con 9 mila voti di vantaggio su Mercedes Bresso. Le liste contestate di Scanderebech e dei Consumatori hanno ottenuto 14 mila voti e la lista dei "Pensionati per Cota" 27 mila.

A denunciare la falsificazione delle firme della lista "Pensionati per Cota" di Michele Di Giovine, è stata la lista "Pensionati e invalidi" sostenitrice di Bresso. Sulla base di questa denuncia la magistratura ha iscritto Di Giovine nel registro degli indagati e avviato una inchiesta. Naturalmente la magistratura avvia una inchiesta in presenza di indizi di reato.

"L'indagine penale partita all'inizio di maggio, ha avuto già alcuni importanti riscontri: sarebbe infatti stata già affidata una perizia calligrafica per capire se, come i denuncianti sospettano, sia stato lo stesso Giovine ad apporre tutte o quasi le firme che autenticavano la lista. Un sospetto che sarebbe stato confermato anche dalle persone che chiamate a testimoniare avrebbero già in gran parte negato di essere state loro a mettere quelle firme". (Repubblica 5 giugno 2010)

"Molti di loro sono piuttosto anziani, anche ultranovantenni. Hanno firmato loro? E tutti nelle stesso luogo indicato dai verbali di presentazione della lista? È quello che sta cercando di accertare la magistratura attraverso una perizia calligrafica" (La Stampa 6 giugno 2010)

Bisogna però ricordare che esiste un precedente, secondo cui la falsificazione delle firme non è un reato penale. Un precedente che vede coinvolto lo stesso Di Giovine e non solo.

In sintesi cosa decise il Tar.
I ricorsi presentati erano in tutto due. Il primo – quello più controverso e discusso – aveva al centro la lista di Michele Giovine, presentata grazie a 18 firme false su 19. Sulla lista è in corso anche un’inchiesta della magistratura: il TAR ha deciso di rinviare la relativa decisione all’autunno, fissando una nuova udienza per il 18 novembre.
Un altro ricorso aveva come obiettivi tre liste che sostenevano Cota: la lista dei “Verdi Verdi”, la lista “Al centro con Scanderebech” e la lista “Consumatori con Cota”. La prima era accusata di aver indotto gli elettori in confusione; la seconda era accusata di aver utilizzato il nome di Scanderebech, presidente del consiglio regionale con l’UdC per non raccogliere le firme, salvo poi uscire dall’UdC e sostenere Cota; la terza era quella dei “Consumatori per Cota”, con una simile contestazione.
Il TAR ha respinto l’istanza nei confronti dei “Verdi verdi” e ha accolto parzialmente l’istanza nei confronti delle altre due liste, disponendo che i voti che hanno ricevuto – più o meno 14 mila – dovranno essere ricontati e verificati. Sarà fondamentale capire quante schede portano la sola indicazione del voto alla lista e su quante invece l’indicazione di voto per il governatore della Lega è esplicito. Come avevamo scritto già qualche settimana fa, si tratta in ultima analisi del nodo da sciogliere: il voto per il candidato presidente, infatti, è distinto e separato da quello per le liste a questo collegate, tanto che gli elettori possono attribuire un voto disgiunto, scegliendo di votare un candidato presidente e poi una lista tra quelle che non sostengono il candidato che hanno votato. Dall’altra parte, però, chi vota soltanto la lista vede il suo voto estendersi automaticamente al candidato presidente collegato alla lista. (Il Post 16 luglio 2010)

Il Consiglio di Stato, annullando integralmente la sentenza del Tar, non ha sancito che le nuove liste, se promosse da un consigliere, possono presentarsi senza raccogliere le firme. Se così fosse, da adesso farebbero tutti così. Le motivazioni della sentenza in realtà non le conosciamo ancora e nel merito il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato, cioè non ha ancora detto se le liste contestate sono valide oppure no. Se vogliamo fare delle congetture sulla base di quanto è stato riportato dai giornali, possiamo prevedere un pronunciamento di questo tipo: una lista ammessa (a torto o a ragione) alle elezioni dall'organo preposto, ormai è valida. Il ricorso va fatto prima e non dopo le elezioni. Un po' come nel calcio: se anche la moviola certifica che l'arbitro si è sbagliato, questo non cambia il risultato della partita. Tuttavia, il dispositivo che sarà emesso ancora non si conosce e sarà comunque l'orientamento del Consiglio di Stato. Diverso da quello del Tar. Ergo sono possibili orientamenti diversi. L'orientamento della Cassazione potrà essere ancora diverso.
Nell’ordinanza, i giudici scrivono che il Consiglio di Stato «accoglie l’istanza cautelare, e per l’effetto sospende integralmente l’efficacia della sentenza impugnata». La causa, spiegano, è stata trattenuta in decisione anche per il merito. E in camera di consiglio è emersa la fondatezza dell’appello principale, quello presentato dai legali di Cota, e l’infondatezza degli appelli proposti dall’ex presidente della Regione Mercedes Bresso e dagli altri ricorrenti. La decisione di oggi ha quindi carattere sospensivo, mentre i ricorsi restano ancora da discutere nel merito. Alla fine poi, le parti potranno ulteriormente ricorrere in Cassazione. (La Stampa 19 ottobre 2010)
Ma di questa controversia, il centrosinistra non ha alcun motivo per precostituirsi un esito a lui sfavorevole. Non si tratta di condurre battaglie cieche, furibonde, feroci, folli, con tutta l'inflazione di aggettivi caricaturali che si sprecano in post e comunicati stampa. Si tratta di presentare i ricorsi e di lasciare che la magistratura faccia il suo corso.

Se sono state commesse irregolarità nelle presentazione delle liste e queste liste sono stati determinanti per la vittoria del centrodestra, chiedere l'invalidamento delle elezioni è un diritto e forse anche un dovere. Altrimenti, per quieto vivere, per compromesso, per favorire una "mediazione" (come disse la stessa Bresso), si è conniventi con l'illegalità. E non è solo una questione di principio, è anche una questione pratica, perchè una vittoria fraudolenta che la fa franca, è un precedente. Che non si vede perchè allora non dovrebbe ripetersi.

In presenza di ricorso, gli organi della Regione sono e restano nella pienezza dei loro poteri e possono svolgere le proprie funzioni. Un eventuale annullamento delle elezioni non avrebbe effetto retroattivo sugli atti della Regione. Quindi, non esiste nessuna buona ragione per "paralizzarsi".

Mi viene fatto notare su Facebook che in questa situazione diventa più difficile fare accordi con la maggioranza, tra cui la possibilità di preservare la presidenza dell'ATC. Io ho giudicato male la "mediazione" della Bresso, quando ritirò la firma al ricorso per essere confermata Presidente del comitato europeo delle Regioni. Non vedo per quale motivo dovrei invece giudicare bene la rinuncia ad accertare la regolarità del voto in cambio della presidenza dell'ATC o di altri enti. E' uno scambio immorale. Se ad essere stati paralizzati dai ricorsi sono gli inciuci tra maggioranza e opposizione, magari condotti pure sulla testa dei consiglieri regionali eletti, questo è solo un bene.

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